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Publié par Diletta

UNE PRESQU'ILE. PRESQU'ELLE, PRESQU'IL.

 

Polarité une. Je vais parler sans mon histoire, sans mon affect, sans ma jalousie, grillage imposé entre moi et autrui. Un corps en partage s’allonge sur la pelouse, ça pique, les herbes coupées captivent l’épiderme. De l’autre côté du mur un voisin parle comme un chien à son chien.


(...)

Aimants. Nous avons péché par la parole. Trop expliqué, trop articulé. Laissons crouler le silence. La paix continue la guerre. « silence, mon amour, laisse agir ma colère. » Des revenants meurent une première fois dans le visible, une seconde contre la peau d’un visible. Dans la librairie ce sont toujours les corps qui parlent à travers les livres, masques et visages sur les murs les tables les plafonds dans les mers en dépit des voix. Dans mon corps tu rêves d’autres bibliothèques.

 

J'ai décidé de traduire en italien ce poème écrit par Anne Malaprade (p. 39 dans le recueil notre corps qui  êtes en mots), parce que je suis italienne et je trouve intéressant de confronter ces deux langues...

 

Traduction - Anne Malaprade

UNA PENISOLA. PENLUI, PENLEI.

 

Polarità una. Parlerò senza la mia storia, senza la mia affezione, senza la mia gelosia, recinzione imposta tra me e qualcun altro. Un corpo in divisione si sdraia sul prato, punge, le erbe tagliate catturano la pelle. Dall'altra parte del muro un vicino parla come un cane al suo cane.

 

Polarità seconda. Con te io bevo un grande tè marrone che non finisce di annerire il corpo interno.Gli amanti distaccati hanno paura di fare l'amore nella camera arancio dove il letto accoglie timidamente lo sconforto. Abbandonarsi deve servire a qualche cosa, indirizzarsi a qualcuno? Posso mantenere la mia promessa – scrivere quotidianamente, dimenticare i libri degli altri, mascherare che non sono capace di pensare, d' articolare?

 

Polarità uno. La mia pelle si scolorisce come quella di mio padre: sono rassicurata di assomigliargli, costernata di essere così vicina quando ho fatto tanto per allontanarmi dalla sua avarizia. Io guardo il mondo attraverso quello che tu mi dici: i tuoi archivi sonori. Della radio tu non ritieni che il timbro delle voci. La musica non può che essere quella dell'adolescenza: confluenza di malesseri. Dimentica i morti per i viventi. Di nuovo nessuno sa se è il tu o l'io che domina. Eppure ognuno sa che c'è dominazione. Qualche cosa in qualcuno vincola qualcuno. Io non so più qual è la cosa dell' uno.

 

Polarità nuda. Aspetto che un altro mi guardi. Sinossi che stordisce. Tu sei fedele alle mie debolezze. Il mio sguardo passa al di sotto del tuo, del tuo, offeso, al di sotto dell'abitudine. Gli occhi si chiudono malgrado il chiaro-oscuro. Senza dubbio noi non sappiamo più come guardare il mondo. I morti non hanno paese: territorio murato. All' inizio si sperava di capire per battersi ma questi volti rivolti indietro riflettono le frizioni sterilizzate.

 

Amanti. Noi abbiamo peccato per la parola. Troppo spiegata, troppo articolata. Lasciamo crollare il silenzio. La pace continua la guerra. “silenzio, amore mio, lascia agire la mia collera”. Dei fantasmi muoiono la prima volta nel visibile, la seconda volta contro la pelle di un visibile. Nella libreria sono sempre i corpi che parlano attraverso i libri, maschere e visi sui muri i tavoli i soffitti nei mari nonostante delle voci. Nel mio corpo tu sogni di altre biblioteche.

 

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