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Publié par Nicolò

Un poème-chanson qui ...aime Rimbaud...


La miseria di una stanza a Londra,
le fumerie di Soho:
già grande si buttava via.
E sua madre nel fienile e nel ricordo:
vecchia, scassata borghesia.
Ribaltare le parole, invertire il senso
fino allo sputo,
cercando un'altra poesia.
E Verlaine che gli sparava e gli gridava:
"Non lasciarmi, no,
non lasciarmi, vita mia..."

E nave porca, nave vai
la gamba mi fa male, dài
le luci di Marsiglia non arrivan mai.

"Un hydrolat lacrymal lave
Les cieux vert-chou, les cieux vert-chou:
Sous l'arbre tendronnier qui bave,
vos caoutchoucs"...

Portoghesi, inglesi e tanti altri uccelli di rapina
scelse per compagnia.
Quella voglia di annientarsi e di non darsi,
e basta, basta poesia.
E volersi fare male al punto di finire, lui,
mercante d'armi
fra l'Egitto e la follia.
E una negra grande come un ospedale
da aspettare
e poi la gamba e l'agonia.

E nave porca, nave vai,
ho freddo e manca poco, dài,
le luci di Marsiglia non arrivan mai.

Ho visto tutto e cosa so?
Ho rinunciato, ho detto "no",
ricordo a malapena quale nome ho:
Arthur Rimbaud, Arthur Rimbaud,
Arthur Rimbaud...



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